Cocaina e negazione del problema

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Smetto quando voglio” ecco una delle menzogne che il dipendente da cocaina si racconta e che impedisce di curare la dipendenza, vediamo perché.

Un cocainomane che non pensa che l’abuso di cocaina sia un problema difficilmente inizierà mai il percorso di cura dalla dipendenza. Quello che è fin troppo evidente per chi gli sta intorno e magari gli vuol bene non sempre è percepito dal dipendente stesso perché appunto la sua mente si struttura secondo dinamiche autoingannanti atte a sminuire o nascondere a se stesso la drammaticità della sua situazione.

Se da un lato la negazione assolve un preciso bisogno psicologico e serve a mantenere in piedi l’equilibrio psichico del dipendente è vero anche che è il principale ostacolo a voler rimettere in discussione il proprio modo di vivere disfunzionale. Se anche un dipendente affronta la cocainomania in questo stato spesso lo fa solo per compiacere altri e mancando di una reale motivazione interna la sua lotta contro la dipendenza da cocaina può essere breve e fallimentare.

La negazione è una funzione mentale che porta a negare la realtà o la verità. In psicologia è uno dei meccanismi di difesa dell’io con cui le persone – del tutto in maniera inconscia – negano o rigettano certi aspetti della realtà o di sé che non vogliono vedere e che per loro sarebbe troppo angoscioso accettare.

La funzione di questo meccanismo quindi è di natura protettiva per l’equilibrio dell’io, in certi limiti è una funzione normale e sana che serve a fronteggiare le migliaia di prove che la vita ci pone innanzi tutti i giorni. Se però portato agli estremi e in particolari condizioni questo meccanismo di difesa risulta essere disadattativo e molto pericoloso.
Pensiamo per esempio al malato di tumore che evita di andare dal dottore per paura di una conferma dolorosa delle sue paure (di essere malato), questa strategia è disadattativa perché impedisce di accedere alle cure che sole possono salvare la vita del paziente.

Meccanismi simili capitano al dipendente, specie nel caso della cocaina.

Il cocainomane può negare che la dipendenza sia un reale problema, sminuire la reale portata della sua cocainomania, negare persino che il consumo di cocaina sia un rischio per sé, la sua carriera, la sua vita. Spesso il diniego assume le forme di uno spostamento del vero problema su altro, il cocainomane può incolpare dei suoi problemi cose, fatti o persone e giustificare l’abuso di cocaina come un aiuto anziché il cuore del suo problema. Spesso il cocainomane è molto astuto nel costruire per sé e per gli altri descrizioni di comodo che supportino la sua visione distorta della realtà con un livello di manipolazione che non sempre è facile da percepire nella sua reale incoerenza e inconsistenza.

Per quanto il dipendente da cocaina possa essere sveglio e bravo in questi meccanismi, è da tener presente che la prima vittima di queste mistificazioni è lui stesso e la sua salute, prima il cocainomane accetta il suo problema, prima inizia un percorso di cura, maggiori possibilità avrà di recuperare una vita normale e sobria.

Spesso il meccanismo di negazione resiste anche dopo la disintossicazione e recupero di una vita sobria, tanto più la persona riesce a vedere oltre il suo diniego e tanto più facile è che non ricada in simili meccanismi.

Il percorso per arrivare a simili risultati è lungo perché tocca punti importanti e profondi della personalità ma proprio su queste premesse crea una base solida e un Io più robusto che può saper gestire la propria vita in modo più onesto con sé e con gli altri e senza ricorrere alla stampella della cocaina.

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