Dipendenza da Cocaina, testimonianze

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Una testimonianza sulla dipendenza da Cocaina che vale come riassunto delle migliaia di testimonianze di persone che sono cadute nell’abuso di Cocaina.

Sono purtroppo tante le testimonianze di persone che sono cadute nella dipendenza da Cocaina, nella letteratura, nella cronaca dei giornali, ora spesso anche in internet, possiamo trovare tante storie, tutte diverse, come diverse sono le persone, ma che hanno alcuni punti in comune che si ripetono con banale tragicità.

L’inizio quasi per gioco, per curiosità, ingenuità, volontà di dimostrare qualcosa a sé o ad altri, la convinzione di poter gestire la dipendenza, sempre e comunque smentita dai fatti, la negazione del problema, le menzogne, i problemi sempre maggiori fino al tragico finale.
Già perché un’altra banalità che hanno le storie di Cocaina è il fatto che esistono solo 2 tipi di finali, sempre quelli: o si continua e si muore o si smette e si riprende a vivere. Diciamo riprende perché la vita del dipendente da Cocaina non è propriamente vita ma per lo più una sopravvivenza.

Prendiamo qui una testimonianza tra tante che sono state date, il luogo è gli Stati Uniti, il nome è di fantasia, ma la storia raccontata non lo è.
La speranza è che leggere dei drammi quotidiani di chi ha intrapreso questo sentiero senza sbocco sia da monito a chi non lo ha ancora fatto per evitare senza nessun dubbio di provare mai alcuna droga.

Una testimonianza di dipendenza da Cocaina

Mi chiamo John. Ho deciso di rendere pubblica la mia esperienza di dipendenza da Cocaina perché spero che questo impedisca anche solo ad un’altra persona di esplorare il sentire sbagliato che ho percorso io.

Tutto iniziò quando comincia a frequentare Tina, lei era divertente e stimolante. La prima volta in un bar la sentii chiedere dove poteva procurarsi della droga, ma allora pensai a una battuta. Ma la stessa settimana, in un altro ritrovo, ero con lei e altri amici e di nuovo Tina si interessò per procurarsi una dose di Cocaina, e questa volta fu molto seria tanto che trovò in breve uno spacciatore nel parcheggio lì vicino. Tina tornò e tutto il nostro gruppetto lasciò il bar per tornare a casa.

In auto ero nervoso, era la prima volta che vedevo una dose di Coca. Fino ad allora avevo consumato al massimo droghe leggere. Tina prese un pizzico di roba dalla bustina e me la ficcò in bocca. La polvere biancastra aveva un pessimo sapore amaro, ma ebbe un istantaneo effetto stordente.

Arrivati a casa eravamo: i miei due coinquilini, Tina e io. Io avevo dei dubbi se partecipare, qualcuno mi disse anche che non dovevo farlo per forza ma io per non mostrarmi da meno sniffai una linea come gli altri.

In un paio di mesi io e Tina avevamo rotto, ma io e la Cocaina stavamo ancora insieme!
Avevo speso tutti i pochi risparmi e ormai mi facevo 3 volte a settimana.
Ero dimagrito circa 10 chili ma pensavo di nascondere molto bene la mia dipendenza.
Mi sbagliavo.
Tutti o quasi sapevano. E mi scansavano.
Mia sorella mi disse chiaramente che non voleva vedere che mi uccidevo e poi smise di rivolgermi la parola.
Amici e conoscenti erano spariti praticamente tutti, ero solo a parte la mia dose e i pochi dipendenti come me (i miei due coinquilini). Ma a me bastava questo.

Una sera ci arrivò tra le mani roba più pura del solito. Noi ci eravamo abituati a farci quelle che chiamavamo “hollywood lines” che erano delle strisce di coca il doppio del normale.
Sentii subito che c’era qualcosa che non andava. Il mio cuore era come impazzito. Io non potevo stare seduto. Pensai: è la fine, questa volta ci resto.
Mi venne in mente che l’alcol poteva ridurre il picco e mi fiondai sul frigo a prendere della birra.
Non morii.
Ma nemmeno smisi.
La paura non era bastata.

La volontà di smettere mi venne però poco dopo, per un evento che per un drogato è abbastanza normale ma che a me fece un grosso effetto.
Mia madre trovò nella mia auto i resti di una dose. Ebbe una crisi di pianto ma anche si autoaccusò dandosi tutta la colpa. Lei sighiozzava e io la stavo a guardare ma non ero algido come sembravo.
Forse toccò i miei sensi profondi di figlio o forse ero arrivato al capolinea dell’autodistruzione e delle menzogne e volevo darmi un’ultima possibilità.

Smisi, lasciai la casa dove vivevo con gli altri 2 cocainomani, mi recai ad un centro di disitossicazione. Fu dura, ma ero motivato. Non vedevo alternative di tornare indietro, sapevo cosa lasciavo e ora non lo volevo più. Sapevo fin dall’inizio di aver imboccato la strada sbagliata, ora invece ero su quella giusta: questa convinzione mi dava la forza di continuare.
Feci anche un percorso recupero anche psicologico e grazie a Dio piano piano le cose migliorarono, inizia a sentire di potercela fare.

I miei coinquilini fecero un simile percorso e si disintossicarono dopo di me. Ora sono sposati e con figli. La nostra è stata una storia a lieto fine ma ne conosco molte che finoscono nell’altro modo, in quello tragico.

Ora vorrei dire che l’unica cosa buona nella dipendenza da Cocaina è che ti fa capire quanto è fortunato chi non ha una dipendenza da Cocaina. Chi è uscito dal tunnel sa di cosa parlo. Per tutti gli altri, l’unico consiglio che spero traggano dalla mia testimonianza è: fidatevi senza provare. Dalla Cocaina state lontani senza se e senza dubbi.

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