La stimolazione magnetica contro la dipendenza da cocaina

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La comunità scientifica internazionale è concorde nell’affermare che si tratta di un metodo innovativo e che potrebbe rappresentare una delle scoperte più importanti del presente per quanto riguarda la lotta alla dipendenza da cocaina.

Si tratta di una scoperta tutta italiana, di una ricerca che è stata sperimentata presso l’università di Padova da Luigi Gallimberti, uno dei più stimati psichiatri ed esperti in terapia delle dipendenze, e dallo psicologo Alberto Terraneo; entrambi operano come ricercatori all’Irccs San Camillo di Venezia.

Per comprendere il valore della ricerca è necessario fare un passo indietro, perché è dimostrato che l’uso cronico della cocaina induce a un danno nella corteccia prefrontale, ovvero nella porzione di cervello che si trova dietro alla fronte. L’alterazione provoca a sua volta una riduzione del volume cerebrale e quindi una importante disfunzione dell’attività dei neurotrasmettitori che lavorano nel cervello. L’area di riferimento, ovvero la corteccia, svolge inoltre una funzione fondamentale nel controllo dei comportamenti, quindi il suo danneggiamento equivale alla perdita dei freni inibitori e alla conseguente ricerca ossessiva della droga da parte di chi sta vivendo una dipendenza.

La premessa si lega ad uno studio che interessa l’applicazione dell’optogenetica, ovvero il metodo di cura che unisce la genetica con la luce. Attraverso la genetica, i ricercatori inseriscono nel cervello delle proteine, che si rivelano essere sensibili alla luce e che vengono quindi attivate dall’esterno mediante un fascio luminoso. Questa prassi aiuterebbe a far funzionare nuovamente l’area della corteccia, eliminando la ricerca e quindi la dipendenza dalla cocaina. I dati si riferiscono ad esperimenti condotti sulle cavie da laboratorio e al tempo la prova ebbe una grande risonanza all’interno della comunità scientifica.

A questa scoperta fece seguito una ricerca del dottor Bonci, che aveva ipotizzato come si potesse cercare di risvegliare il cervello delle persone dipendenti da cocaina mediante la cosiddetta stimolazione magnetica transcranica (Tms), un metodo non invasivo e già impiegato per curare le persone sofferenti di depressione. La notizia venne riportata dai giornali e finì nelle mani di un padre disperato per il comportamento del figlio dipendente dalla cocaina. Con il giornale in mano, l’uomo andò dal medico Gallimberti pregandolo di tentare. Il medico accetto e recentemente sono stati pubblicati i risultati dello studio condotto.

Lo studio è stato approvato preventivamente dal comitato etico e condotto presso il dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padova su 32 persone dipendenti dalla cocaina. Metà di loro sono state trattate con il Tms, mentre altri 16 sono stati impiegati come gruppo di controllo e curati con una terapia farmacologica, ovvero con farmaci indicati per ridurre i sintomi tipici dell’astinenza.

Gli studi hanno quindi regalato ottimi risultati a livello terapeutico e sono stati pubblicati nelle autorevoli riviste mediche. Il surplus va ricercato nei costi, perché l’apparecchiatura per il Tms presenta un costo di circa 120 mila euro, il che equivale alla degenza di tre pazienti affetti da dipendenza da cocaina in un anno. Con la macchina si potrebbero curare con ottimi risultati fino a 150 pazienti, salvando risorse per la sanità pubblica, ma soprattutto raggiungendo risultati di ottimo livello contro la dipenda da cocaina.

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